Arturo Zardini, Un salût 'e Furlanie

Choraliamusica volume 1

ISBN 88-7736-399-1
a cura di Franco Colussi
Udine, Pizzicato, 1997, 88 pag.
-

Contenuto

Canti friulani

- Ai spôs
- 'A no pò stai
- A Tarcint
- Autùn
- Buine sere, ciase scure
- Canto a Resia (vedi La roseane)
- Ce matine
- Ciant a Gurizze
- Il ciant de Alpine furlane (vedi L'alpin furlan)
- Il ciant de Filologiche Furlane
- Il confin
- Il don de viole
- Il furlan
- Il salût
- In alt (vedi L'alpin furlan)
- In cîl
- La gnot d'avrîl
- L'ajarin di Crosis
- L'alpin furlan (Il Ciant de Alpine furlane)
- La lune puartade
- La roseane
- La stàjare
- L'emigrant
- Lusignutis
- No tu pûs dì di nò
- Primevere
- Serenade (A racuei... )
- Serenade (Tu às doi voi... )
- Stelutis alpinis
- 27 di otùbar

Liriche per voce e pianoforte

- Frute bionde (per tenore)
- L'ave (per soprano)
- La prejere di un disperât (per voce grave virile)

Canti sacri

- Crux fidelis
- O del cielo gran Regina
- O vergini cuori
- Popule meus

Composizioni varie

- Derna (marcia)

-

Nel gennaio del 1923 , proprio nel momento in cui più che mai - come ebba a dire sua figlia Angelina - la poesia e la musica gli cantavano dentro e sgorgavano spontanee dal suo cuore, morì Arturo Zardini, musicista e poeta, cantore del Friuli.

La morte prematura lo colse senza dargli il tempo di rivedere le sue tanto amate composizioni musicali, scritte di getto per obbedire all'urgenza compositiva interiore, nei pochi momenti che il lavoro, la famiglia, la banda e il coro gli lasciavano a disposizione, e spesso rimaste poco più che un abbozzo. Di tutta la sua produzione nemmeno una decina di composizioni vide la stampa vivente l'autore. Si deve all'amico poeta Ercole Carletti e all'editore udinese Camillo Montico se questa preziosa eredità è stata in parte salvata e divulgata per mezzo di una raccolta, intitolata Canti friulani, contenente 27 composizioni del maestro, edita nel 1925 (sotto gli auspici della Società Filolofica Friulana); in breve tempo essa venne esaurita tanto da indurre già nel 1927 e poi nuovamente nel 1930 l'editore Montico ad approntarne due ristampe entrambe affidate ai tipi della stamperia Mignani di Firenze. Oggi di quelle edizioni si fatica a trovar copia anche nelle biblioteche più fornite cosicché la maggioranza dei gruppi corali si limita ad eseguire i due o tre canti più popolari di Zardini reperibili perché ristampati isolatamente in anni recenti (Stelutis alpinis, Il ciant de Filologiche, La gnot d'avril... ) o, in mancanza d'altro, ricorre ad uno dei tanti rifacimenti, adattamenti o travisamenti moderni dei medesimi canti non di rado scarsamente rispettosi della scrittura del maestro.

L'intento del presente lavoro è, dunque, principalmente quello di raccogliere in un unico volume tutta la produzione musicale di Arturo Zardini per venire incontro a quanti vogliono conoscere meglio l'opera di un così grande interprete dell'anima musicale friulana. Questa nuova edizione si basa necessariamente su quella di Montico del 1925, riferimento obbligato in mancanza dei manoscritti autografi del maestro utilizzati in quella circostanza da Ercole Carletti, ma anche riferimento attendibile se prestiamo fede alle parole con cui quest'ultimo presentava il suo ruolo di curatore:

«Abbiamo fatto una trascrizione fedelissima dei testi musicali, senza nemmeno correzioni di forma, anche quando essa presentava evidenti imperfezioni od anomalie. Abbiamo ritenuto preferibile conservare anche per tal riguardo l'autenticità di questi canti, sgorgati da una ricca vena, documenti d'una genialità spontanea, aliena d'ogni leoncinio di tecnica».

Il ritrovamento di nove di questi canti in copia autografa del maestro in un primo momento ha fatto dubitare della sincerità di tale dichiarazione. Il confronto tra manoscritti e stampa del 1925 infatti rivela numerose, anche se non sostanziali, differenze che non possono però giustificare in alcun modo la definizione di «trascrizione fedelissima». Le differenze riguardano di volta in volta la collocazione del testo sotto la musica e qualche passo del testo stesso, la tonalità dei brani, la condotta melodica della voce acuta, qualche cadenza armonica, qualche figurazione ritmica, ma soprattutto la condotta del basso. Il curatore è stato, quindi, tentato di trascrivere questi nove canti direttamente dagli autografi, ignorando l'edizione Montico, fino a che un ulteriore confronto, questa volta con i pochi canti editi prima della morte del maestro e quindi, presumibilmente, con il suo assenso e con la sua revisione, l'hanno fatto recedere dal proposito. Infatti anche in questo confronto sono emerse le stesse varianti rispetto ai manoscritti già constatate collezionando l'edizione del 1925. È pertanto ipotizzabile che questi autografi non siano gli stessi utilizzati da Carletti ma testimonino una precedente versione dei canti poi modificata dall'autore stesso.

Nel presente volume non ci si limita comunque a riproporre quanto contenuto nell'edizione di Montico, sia pur emendato dagli errori di stampa manifesti, ma si aggiungono altre otto composizioni (in parte inedite e in parte pubblicate in riviste non facilmente reperibili). Si da conto, inoltre, delle diverse composizioni perdute (per numero più di quelle conservate) soprattutto durante i tragici e precipitosi eventi seguiti alla disfatta di Caporetto.

Per quanto riguarda i criteri editoriali, seguendo lo spirito che aveva animato Ercole Carletti nella compilazione della prima edizione, vengono presentate le musiche senza interventi anche nei casi in cui la scrittura musicale appare poco più che un abbozzo e a fatica si conforma ad un organico vocale. Agli esecutori la facoltà di adattare al proprio contesto ciò che Zardini aveva scritto schematicamente pensando prima di tutto al coro e alla banda di Pontebba.

Qualche piccolo intervento si è operato nei confronti dei testi poetici integrando la punteggiatura ove è parso utile per favorire una corretta comprensione dei medesimi ed uniformando le scelte grafiche - soprattutto quando contraddittorie all'interno di uno stesso testo - alle convenzioni adottate da Il Nuovo Pirona (Udine, A. Bosetti, 1935). Possa questo volume essere un sincero omaggio alla memoria del maestro Arturo Zardini e un contributo alla divulgazione della sua musica affinché non abbia ad avverarsi quanto egli in una lettera del 1916 - sia pur riferendosi ad una composizione in particolare - confessava amaramente ad un amico:

[Questo inno] «qui ottenne un clamoroso successo ma come tutte le mie cose qui si fa e qui resta ed abbenché se qualche composizione è destinata alla popolarità da questo paese è molto difficile ottenere soddisfazioni che elevino...».

Ai gruppi corali il compito di diffondere nel mondo il suo canto appassionato.

Questo sito utilizza cookies propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più . Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso.